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Acido formico, il veleno d’insetto per prenderci cura del nostro corpo

Oggi parleremo di un composto presente in natura sia nel mondo animale sia nel mondo vegetale: l’acido formico.

La storia dell’acido formico: dalla scoperta alle proprietà curative

La sua scoperta avvenne nel 1758 grazie a degli studi incentrati su una particolare specie di formica rossa, la formica rufa Linnaeus, la quale come caratteristica aveva la particolare capacità di “spruzzare” un liquido a grande distanza (un getto può arrivare anche a 30 centimetri di distanza), e questo liquido è proprio l’acido formico.

Questo liquido fa parte di quella categoria di “veleni” con cui gli insetti si difendono dai predatori, specialmente dagli uccelli, e sono per lo più delle sostanze repellenti.

Queste particolari formiche vivono in aree climatiche molto diverse dalle nostre, ossia nelle zone tropicali e subtropicali del continente centro e sud americano. Vivono insinuandosi all’interno dei tronchi d’albero costruendo così i loro nidi.

La conoscenza di questa forma di difesa da parte di queste particolari formiche era già nota fin dal 1653 grazie alle descrizioni e alla testimonianza di un missionario gesuita, padre Barnabe Cobo.

Descriveva i nidi delle formiche le quali rendevano interi e grossi tronchi d’albero completamente cavi, così da poter ricavare lo spazio necessario alla loro vita all’interno. Ne descriveva le grosse dimensioni e il loro colore giallo, quasi minaccioso.

Parla di “formiche assai virulente” per via della loro capacità a provocare danni con le loro punture, anche per l’essere umano tanto da portare febbre a coloro che ne venivano a contatto.

Sono assolutamente celate all’interno dei loro nidi dentro i tronchi cavi e non ci si può minimamente accorgere della loro presenza ma, continua nella descrizione padre Barnabe Cobo, c’è bisogno del minimo movimento sufficiente a muovere una singola foglia, che queste grandi e gialle formiche escono fuori in una quantità disarmante, pronte a difendere il loro nido.

Ovviamente da queste primordiali scoperte si sono susseguiti studi sempre più approfonditi sull’acido formico e sulle sue possibili applicazioni.

Un passo importante nella ricerca fu fatto da un dissidente tedesco, Gunter Holzmann il quale nel 1968, si trasferì in Sud America fuggendo dalla Germania Nazista e fu in questi luoghi meravigliosi che iniziò la sua ricerca sull’acido formico.

Provò a ricevere le punture da queste formiche per comprendere meglio gli effetti che potessero scatenare sul suo organismo.

Un dettaglio importante, edificante per tutto lo scopo della ricerca, è che Gunter Holzmann era affetto da artrite reumatoide, una patologia del sistema scheletrico con interessamento delle articolazioni.

Subendo continue punture da queste formiche, Gunter Holzmann volle comprendere come l’artrite reumatoide potesse subire dei cambiamenti per quanto riguarda il dolore.

L’acido formico diede al tedesco trapiantato in Sud America gli effetti sperati, l’artrosi reumatoide iniziò a dargli meno problemi e così Gunter Holzmann coinvolse un reumatologo al fine di analizzare i risultati.

Assieme al reumatologo da lui scelto, avviò uno studio condotto su 30 pazienti affetti da artrite reumatoide i quali furono divisi in due gruppi: un gruppo placebo e un altro gruppo con l’acido formico, il temibile veleno di formica.

I risultati furono fin da subito incoraggianti: nel gruppo placebo infatti solo un paziente riscontrò miglioramenti mentre nel gruppo dove c’era stata l’iniezione dell’acido formico, le cose migliorarono e l’artrite reumatoide migliorò in 9 pazienti su 12, migliorando la loro condizione del 50%.

Da questo primo studio sull’acido formico fu quindi possibile distinguere le proprietà di questa sostanza applicabili a livello farmacologico: l’acido formico si è rivelato un ottimo antinfiammatorio, ha proprietà epatoprotettive, antalgiche e addirittura, blocca la crescita dei tessuti tumorali.

Applicazione dell’acido formico in omeopatia

Nella medicina omeopatica, l’applicazione e l’utilizzo del veleno di formica, l’acido formico, ha acquisito negli anni una certa rilevanza e popolarità per le sue grandi proprietà brevemente accennate sopra.

Nello specifico, la somministrazione di acido formico aiuta l’organismo a migliorare la sua condizione di salute in 5 aree specifiche:

  • Aiuta ad alleviare o attenuare i processi infiammatori dei muscoli e delle articolazioni: apparato locomotore;
  • Previene e cura la nefrite e l’albuminuria: apparato renale;
  • Previene e allevia l’infiammazione e l’irritabilità del Colon: apparato digerente;
  • Aiuta a lenire pruriti e irritazioni sulla pelle: apparato cutaneo;
  • Contribuisce alla sintesi dei polipoidi: apparato mucoso.

Come accaduto a Gunter Holzmann, le applicazioni dell’acido formico in campo reumatico sono eccezionali e di grande efficacia, tanto che l’acido formico trova la sua migliore applicazione nella cura e nell’attenuazione dell’artrite cronica, dell’artrite reumatoide, della sindrome di Dupuytren e inoltre contribuisce ad allentare le tensioni articolari e scioglie i noduli artrosici alle dita ed infine previene e combatte l’avanzare della terribile artrosi deformante.

Somministrazione dell’acido formico

L’Acido Formico è somministrabile nelle sue forme commerciali per via orale in due modalità: per gocce o granuli solubili in bocca.

Nella sua somministrazione clinica invece, viene iniettato con concentrazioni variabili in base all’effetto che si vuol produrre nel paziente.

La natura ci offre sempre tutti gli strumenti per migliorare la nostra condizione.

Se hai problemi di natura reumatica, parla con il tuo medico della possibilità dell’utilizzo dell’acido formico o recati dal tuo omeopata di fiducia. Insieme potreste alleviare tanto dolore indesiderato e trascorrere più serenamente le vostre giornate.

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